Per indole sono stato sempre una persona molto curiosa, soprattutto verso oggetti e servizi che non conoscevo ma che in qualche modo sapevo potevano interessarmi. Ed è così che sono stato tra i primi ad usare mIRC nel millennio scorso, uno dei primi user di ICQ per finire l’ultimo mese ad aprire un conto bancario con Number26.

Non potevo quindi non provare il social dei teenager, ovvero Snapchat.

Snapchat è nato nel 2011 come una sorta di sistema di messaggistica i cui contenuti avevano una scadenza. Che significa? Significa che qualcuno poteva mandare una foto ad un suo contatto e questa foto sarebbe stata visibile per soli 10 secondi. Dopo questo tempo la foto sarebbe stata distrutta, non sarebbe più stato possibile reperirla, nemmeno sui server di Snapchat.

Questa fu la vera killer feature tra i teenager che fece spopolare l’app, ovvero la possibilità di mandare delle foto (per lo più osè) solo come gioco per poi vederle distrutte in 10 secondi.

Snapchat basa tutto sull’invio e la ricezione dei cosiddetti snaps. Uno snap è una foto, quasi sempre un selfie, condito di filtri e icone che la rendono una sorta di cartone animato fatto in casa.

snap

Oltre agli snap, nel tempo l’app si è evoluta con altre funzionalità come le stories, i live e il discover. Ma non voglio fare un help su come si usa Snapchat, piuttosto mi interessa capire perchè io non lo capisca.

Se, come ho fatto io, ti iscrivi pensando di mandare messaggi tipo Whatsapp allora ci rimani male, molto male.

Come detto, dopo l’iscrizione (@sbiddo) ho avuto subito un’esperienza traumatica. Come prima cosa non sono riuscito a trovare quasi nessuno dei miei contatti che fosse su quest’app, se non Francesco Forconi che stava tentando anche lui di capirci qualcosa (invano).

In secondo luogo ho trovato l’interfaccia utente veramente molto poco intuitiva. Non capivo dove trovare i contatti, come mandare uno snap, come leggerne uno ricevuto.

Ma soprattutto non ho veramente capito lo scopo dell’app e come abbia fatto ad avere un successo di questa portata. Sono diventato vecchio, me ne devo fare una ragione.

A questo proposito, qualche giorno fa è uscito un articolo interessante su Buzzfeed su un papà che cercava di farsi insegnare dalla figlia teenager come usava Snapchat durante il giorno

ME: Tell me what your day is like on Snapchat.
BROOKE: When I wake up, I have about 40 snaps from friends. I just roll through and respond to them.
ME: How do you respond? Like, “haha good one, Elsbitch”?
BROOKE: No conversations…it’s mostly selfies. Depending on the person, the selfie changes. Like, if it’s your best friend, you make a gross face, but if it’s someone you like or don’t know very well, it’s more regular.
ME: I’ve seen how fast you do these responses… How are you able to take in all that information so quickly?
BROOKE: I don’t really see what they send. I tap through so fast. It’s rapid fire.

e ancora

BROOKE: Parents don’t understand. It’s about being there in the moment. Capturing that with your friends or with your expression. One of the biggest fights kids have with their parents is about data usage.
ME: Really? Because you’re using too much?
BROOKE: Yeah. This one girl I know uses 60 gigabytes every month.
ME: 60 GIGS?!?!? Is that for real??
BROOKE: Yeah. [laughs]
ME: Wow. OK, what else do you do during the day?
BROOKE: I look at the new filters. Those are VERY big. I’ve only bought about three of them, but there are new ones, like, every day.
ME: How often are you on Snapchat?
BROOKE: On a day without school? There’s not a time when I’m not on it. I do it while I watch Netflix, I do it at dinner, and I do it when people around me are being awkward. That app is my life.

In realtà la figaggine di quest’app è spiegata dalla teenager dell’intervista:

I genitori [gli adulti] non capiscono. Si tratta di essere lì proprio in quel momento, avendo la possibilità di catturare l’espressione della tua faccia e mandarla a chi vuoi.

Ecco, è tutto qui, se così si può dire.

maurizio